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MUSEO DIOCESANO CALTAGIRONE


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© 2020 Diocesi di Caltagirone

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IL TRONO DI GRAZIA

UN CAPOLAVORO DELL'ARTE FIAMMINGA A CALTAGIRONE

la sua storia

Al Museo Diocesano di Caltagirone si trova un dipinto unico nel suo genere in tutta la Sicilia ancora oggetto di studio: il Trono di Grazia,  un quadro realizzato con colori ad olio su una tavola di legno di rovere dall’artista fiammingo Vrancke Van Der Stockt tra il 1485 e il 1495, probabilmente a Bruxelles.

 

Per lungo tempo si è creduto che quest'opera fosse stata realizzata da uno dei massimi esponenti dell'arte fiamminga, Rogier van der Weyden.

 

La corretta attribuzione si deve al prof. Giovanni Carandente che nel 1968, attraverso confronti con altre opere attribuite all’artista, dichiarò che il Trono di Grazia fu invece realizzato da un altro grande pittore, probabilmente allievo di van der Weyden e di cui divenne il continuatore come Pittore ufficiale di Bruxelles nel 1464, ovvero Vranke van der Stotck.

 

La baronessa era nota per la sua generosità verso la città: utilizzò parte del suo patrimonio a favore delle ragazze più sfortunate della città realizzando il Conservatorio delle orfane e il Reclusorio delle Verginelle.

 

Il 9 giugno 1777 la baronessa Interlandi decise di donare tramite testamento il suo amato Quadro della Santissima Trinità alla pubblica venerazione dei cittadini di Caltagirone e alla sua morte, il 13 aprile del 1783, secondo le sue volontà il quadro fu portato nella Chiesa di San Giorgio dove è rimasto per secoli.  Nel 1908 fu anche realizzata appositamente per l'opera una pregiata edicola marmorea che ancora oggi si trova nella Chiesa con all'interno una copia dell'opera. 

Non sappiamo ancora come l’opera sia arrivata in Sicilia ma possiamo affermare con certezza che a metà del XVIII sec. l’affascinante Trono si trovava già nella nostra città e faceva parte della collezione privata della Baronessa Agata Interlandi Lorefice di Favarotta.

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il restauro

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Nel 2009 ci si rese conto che l'opera iniziava a rovinarsi pericolosamente. Le gravi condizioni conservative della tavola, che nel tempo aveva subito dei restauri a volte poco adatti, richiedevano una messa in sicurezza e per questo la tavola fu spostata al Museo Diocesano Caltagirone.

Successivamente, nel 2013, grazie dell’allora direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci che accolse la proposta di restauro del nostro Vescovo Calogero Peri, fu deciso di poter eccezionalmente restaurare la tavola fiamminga nei prestigiosi Laboratori di Restauro dei Musei Vaticani che di solito non si occupano delle opere d’arte dei musei diocesani.

 

Con la collaborazione di dirigenti ed esperti, l’opera fu portata a Città del Vaticano dove per ben quattro anni è stata oggetto di interventi.

 

Qui il quadro fu sottoposto a più esami tra cui radiografie, riprese in riflettografia infrarossa e riprese in fluorescenza ultravioletta.

Emersero grandi criticità, tra cui: gravi problemi strutturali e dello strato pittorico dovuti a dei restauri sbagliati subiti nel corso del tempo; le quattro assi in legno di rovere che compongono l’opera si erano separate tra loro; la vernice era ossidata; abrasioni, macchie e lacune; depositi di polvere e insetti.

Quindi, la prima parte del restauro si è dedicata alla liberazione dell’opera dal suo vecchio telaio e alla realizzazione di un nuovo sistema strutturale decisamente più solido, flessibile e resistente all’umidità.
Una delicata pulitura ha, invece, ridato il colore e la luce originari all’opera mentre delle sapienti reintegrazioni hanno colmato le lacune del manto pittorico.

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prima del restauro

dopo il restauro

l'iconografia

Tornata a Caltagirone nel 2019, oggi la tavola fiamminga splende nella quadreria del nostro Museo con i suoi vividi dettagli.

Il Trono di Grazia viene attribuito alla maturità di van der Stockt per l’accurato realismo e ci racconta la storia della Salvezza dell'umanità attraverso intensi personaggi sottili e meditativi e complesse simbologie.

Nella parte superiore dell'opera, dedicata alla sfera divina, si trova la scena principale del quadro che mostra la Trinità con Dio Padre, con un ampio mantello e una tiara papale sul capo, che sorregge tra le braccia Gesù con i segni della sua dolorosa passione. Tra i volti dei due personaggi vi è la Colomba dello Spirito Santo.

La Trinità siede su un trono ligneo dove sui braccioli sono intagliati una mitica fenice, simbolo di Rinascita, e un pellicano che nutre i suoi pulcini con il suo petto, simbolo di Sacrificio. Ai lati del Trono sono presenti l’Arcangelo Gabriele e l’Arcangelo Michele.

Nella parte inferiore dell’opera, la sezione terrena, sono raffigurati la Vergine Maria sorretta da San Giovanni Evangelista e Maria Maddalena in preghiera.

Il Trono di Grazia è un quadro unico, commovente e misterioso, ancora oggi oggetto di studi. Esso ha un inestimabile valore per la comunità e il Museo Diocesano Caltagirone si impegna a custodirlo e a garantirne la conservazione e la fruizione per tutti.

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