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EPIFANIE
POP - ICONostasi e
figure del mito
di Giuseppe Sirni
a cura di Fabio Raimondi
QUADRERIA
31 LUGLIO 2026 | 31 GENNAIO 2027
Epifanie. POP-ICONostasi e figure del mito è il titolo della nuova mostra di Giuseppe Sirni, a cura di Fabio Raimondi, in arrivo nella Quadreria del Museo diocesano di Caltagirone.
Le opere del mistrettese Giuseppe Sirni ci introdurranno in una meditazione sulle passioni, le nostalgie e le inquietudini proprie dell'essere umano.
Ogni figura sarà una rivelazione parziale, una soglia, un frammento di mistero. I volti, intesi come apparizioni, sono il punto di contatto tra i due temi alla base della mostra: l’icona come soglia simbolica e il mito come linguaggio ancora vivo per interrogare il presente.
L’evento inaugurale si terrà presso la Sala Convegni del Museo Diocesano Caltagirone (Palazzo Vescovile, in Piazza San Francesco d’Assisi n.9 a Caltagirone) il 31 luglio 2026 alle ore 19:00 alla presenza del vescovo Mons. Calogero Peri, del sindaco Fabio Roccuzzo, del direttore del Museo e curatore della mostra don Fabio Raimondi, del direttore dell’Archivio e della Biblioteca Francesco Failla, della storica delle religioni e dottore di ricerca in filosofia Tiziana Portera, dello scrittore e giornalista Sebastiano Lo Iacono, dell’editore Alfredo Caltalfo e dell’autore delle opere Giuseppe Sirni.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo pubblicato da Edizioni Efesto, con testi critici e apparato iconografico dedicato alle opere esposte.
"Se esiste un filo che unisce tutte queste immagini, esso non è la celebrazione del passato né la rappresentazione del
presente. È la ricerca di quell'umanità fragile e luminosa che continua a manifestarsi, in forme sempre nuove, attraverso i simboli, i volti e le storie che ci accompagnano da sempre.
Ogni epifania è, in fondo, una rivelazione dell'uomo a se stesso."

autore delle opere

Nasce a Mistretta, in provincia di Messina, nel 1972.
La sua formazione artistica prende avvio nella città natale, nel cuore dei Nebrodi, dove entra in contatto con il pittore amastratino Mario Biffarella, figura importante per il suo primo orientamento alla pittura e per l’acquisizione di uno sguardo attento alla forma, alla disciplina del disegno e alla costruzione dell’immagine. Gli anni trascorsi in Sicilia rappresentano un periodo fondamentale non solo dal punto di vista tecnico, ma anche umano e culturale.
Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove frequenta il corso di Pittura e consegue il diploma cum laude. Gli anni accademici rappresentano per lui un momento decisivo: da un lato il Durante gli anni di studio viene selezionato, insieme ad altri studenti, per rappresentare l’Accademia di Belle Arti di Palermo in diverse occasioni espositive: a Venezia, presso il Palazzo delle Zitelle; a Vienna, nell’ambito di un gemellaggio con l’Università delle Arti Applicate; e successivamente a Palermo, nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Sono esperienze che gli consentono di misurarsi con contesti culturali diversi e di collocare fin da subito la propria ricerca dentro un orizzonte più ampio. Il confronto con ambienti internazionali e con artisti provenienti da differenti percorsi formativi contribuisce ad ampliare la sua visione del fare artistico e a consolidare l’idea dell’arte come spazio di dialogo tra culture, tempi e sensibilità differenti.
Negli stessi anni partecipa a Mistretta a varie iniziative espositive promosse con un gruppo di artisti del territorio guidati dall'artista Enzo Salanitro, nate con una forte intenzione civile. L’arte viene percepita come strumento di relazione con il territorio e come occasione per generare riflessione collettiva, nella convinzione che l’immagine possa contribuire a mantenere viva la memoria e a stimolare una più consapevole lettura del presente.
Nel 2000 si trasferisce a Milano per motivi di lavoro, continuando parallelamente la propria attività pittorica. L’ingresso nel contesto lombardo coincide con una fase di ampliamento delle esperienze professionali e culturali. La vicinanza a una delle principali capitali europee della creatività e della comunicazione gli offre nuove occasioni di confronto con il sistema dell’arte contemporanea, senza interrompere il legame con le proprie radici siciliane e con la pratica della pittura figurativa.
Oltre ad una personale a Pietrasanta (LU), partecipa, tra le altre iniziative, alla "Notte Leonardesca" di Vigevano e a una collettiva presso Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale della Lombardia, istituzione presso la quale lavora.
Negli ultimi dodici anni presta servizio presso il Servizio Commissioni, in particolare nello staff di supporto alla Commissione speciale Antimafia, Anticorruzione, Trasparenza ed Educazione alla Legalità, seguendo anche progetti rivolti agli studenti e contribuendo all’organizzazione della "Giornata regionale dell’impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime innocenti". Questa esperienza, pur distinta dalla sua attività artistica, rivela una continuità profonda con il suo modo di intendere la cultura: non come evasione, ma come esercizio di responsabilità, memoria e attenzione al volto dell’altro.
Accanto alla pittura, Sirni coltiva nel tempo un’altra grande passione: la fotografia. Anche in questo linguaggio ritrova alcuni nuclei essenziali della propria ricerca visiva: l’attenzione alla luce, al volto, alla presenza, alla relazione tra figura e spazio. La sua formazione pittorica continua ad agire nel modo di comporre l’immagine fotografica, che non si limita alla registrazione del reale, ma cerca nel reale una qualità narrativa, formale e simbolica. Pittura e fotografia non procedono come percorsi separati, ma si alimentano reciprocamente: l’una contribuisce a rafforzare nell’altra il senso della composizione, dell’equilibrio e della costruzione dell’immagine. Il suo percorso fotografico trova un riconoscimento significativo nell’ambito di PhotoVogue, la piattaforma internazionale di Vogue Italia dedicata ai nuovi talenti della fotografia. Il suo portfolio conta oltre mille fotografie selezionate dagli editor, con numerose immagini inserite nella sezione Best of PhotoVogue. Tra il 2016 e il 2018 alcune sue fotografie vengono selezionate in progetti e scouting legati al Photo Vogue Festival, la rassegna internazionale promossa da Vogue Italia a Milano. Nel 2016 una sua immagine scattata a Burano viene inclusa nel progetto Change the way you see the world; nel 2017 viene selezionato nell’ambito dello scouting Natuzzi Italia #worldofharmony; nel 2018 il suo nome compare ancora tra gli autori coinvolti nei percorsi fotografici collegati al festival. Questa continuità testimonia un’attenzione non episodica verso la sua ricerca fotografica, capace di unire cura formale, sensibilità pittorica e intensità umana.
Durante la pandemia realizza a Mistretta il progetto fotografico "Ritratti di resistenza", un omaggio alla popolazione della città dei Nebrodi in cui è nato e cresciuto: uomini e donne che hanno scelto di restare e che, tra molte difficoltà, continuano a immaginare e costruire un futuro per la propria terra. In questo lavoro la fotografia diventa gesto di riconoscenza e di custodia: non semplice documento, ma atto affettivo, civile e poetico. Il progetto si inserisce all’interno di una riflessione più ampia sul rapporto tra identità, appartenenza e memoria dei luoghi, temi che attraversano in modi diversi l’intera produzione dell’autore.
Negli ultimi sei anni la sua ricerca si è concentrata in modo particolare sulla realizzazione dei due progetti pittorici al centro della presente mostra.
In essi il mito inoltre non è inteso come repertorio distante o puro esercizio iconografico, ma come lingua ancora viva, capace di parlare all’uomo contemporaneo, alle sue inquietudini, alle sue ferite, ai suoi desideri e alle sue metamorfosi.
Parallelamente, la riflessione sull’immagine iconica e sulla rappresentazione della figura umana ha dato origine a un secondo filone di ricerca che dialoga con la tradizione dell’icona, con la cultura visiva contemporanea e con il tema della memoria collettiva.
La pittura di Sirni si muove così in uno spazio di confine tra antico e presente, tra memoria e invenzione, tra fedeltà alla tradizione figurativa e bisogno di restituirle nuova intensità. I lavori esposti nascono da questo percorso lungo e stratificato, nel quale confluiscono formazione accademica, radici siciliane, attenzione civile, esperienza fotografica e ritorno consapevole alla pittura.
Al centro rimane sempre l’immagine come apparizione: un volto, un corpo, un simbolo, una figura che emerge dal tempo e chiede di essere nuovamente guardata.
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