Madonna della Salute di Caltagirone - museo diocesano di Caltagirone

Da dove arriva la Madonna della Salute di Caltagirone che “sconfisse” la peste?

Vi siete mai chiesti quando e da dove nasce una fede? O meglio, le figure venerate dai popoli quando e come vedono la luce? Oggi parliamo della Madonna della Salute, una delle figure più amate di tutto il territorio calatino. E non solo.

Per capire da dove arriva la Sacra Vergine bisogna tornare indietro di molti secoli e arrivare al ‘500. La fede per la Madonna della Salute infatti, nasce nella chiesa di San Bonaventura di Caltagirone, introdotta dai Padri Riformati. Sono loro infatti a mostrare una preziosissima statuetta di alabastro dipinto in oro e carminio. Un piccolo gioiello alto 35 cm che nasce “su ispirazione” di un’altra Vergine, la Madonna di Trapani. Chi realizza questa statuetta? Come mai si sviluppa così velocemente una forte venerazione dei fedeli?

La scultura entra nel corredo artistico del convento francescano e raggiunge, in poco tempo il cuore di moltissimi fedeli. Probabilmente, la grande devozione esplosa in poco tempo può essere dovuta a un episodio miracoloso di cui purtroppo oggi non rimane memoria. Anche se, è plausibile pensare, incrociando i dati e le epoche, che la Madonna della Salute debba il suo nome alla capacità di proteggere i siciliani dal terribile flagello della peste che tormentò l’Isola tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo.

Oggi l’opera è ammirabile al Museo Diocesano di Caltagirone. Gli attenti osservatori noteranno la firma ANTO:O GAGINI e il titolo dell’opera con la data di esecuzione MATER SALUTIS 1516. Le due incisioni furono fatte in due momenti  diversi. La firma escluse i dubbi che attribuivano la paternità della Mater Salutis a un allievo di bottega imitatore del Gagini.

Museo diocesano Caltagirone

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APPROFONDIMENTO:

Chi era Antonello Gagini?

Antonello Gagini nasce a Palermo nel 1478. Figlio dello scultore Domenico Gagini, risiede e lavora principalmente nella città natale dove dà un’organizzazione industriale alla bottega ereditata, assorbendo i lombardi Andrea Mancino e i Berrettaro, già concorrenti, ed educando tutti i figli al mestiere. Studia architettura non solo con il padre, allievo del Brunelleschi, ma anche nei suoi viaggi in Toscana per acquisto di marmi. Trova anche il tempo per un soggiorno a Roma presso Michelangelo dal 1504 al 1506, collaborando al sontuoso progetto per la tomba di Papa Giulio II. Al suo ritorno in Sicilia dispiega una fittissima attività per le chiese del capoluogo e del territorio isolano, realizzando opere di insuperata raffinatezza, come le statue di santi per la Cattedrale di Palermo, la Madonna degli Anzaloni e la Madonna di Corleone oggi a Palazzo Abatellis, la Madonna di Monserrato, nella Chiesa del Salvatore a Caltagirone (1532), la Madonna della Catena,  nella Chiesa di S. Maria di Gesù a Caltagirone (ante 1538), la Madonna bianca, nella Chiesa di S. Maria di Gesù a Vizzini (1527). Chiude i suoi giorni a Palermo nel 1536, lasciando una fiorente bottega, che disseminerà di sculture la Sicilia per buona parte del XVI secolo, divulgando quella tradizione familiare che diverrà via via moneta sempre più corrente nella produzione scultorea isolana.

 

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