massimo scarlatella mostra

Gli eroi e gli antieroi di Scarlatella – testo critico

LA MOSTRA E’ STATA PROROGATA FINO AL 21 SETTEMBRE

Dalla solida esperienza di una famiglia calatina di abili ceramisti figurinisti Scarlatella è salpato per navigare altri mari. E attraverso tentativi e sperimentazioni non ha raggiunto mete sicure e appaganti ma semplicemente una libertà ed un’autonomia che non gli hanno impedito di ricercare ancora con vivacità e dinamismo sino a trovare un suo peculiare ritmo plastico che non si cura delle ammiccanti piacevolezze figurative ma segue solo, con fedeltà e sincerità, la sua immaginazione prodigiosa.

Il suo mondo è fatto di eroi e antieroi, di santi ma anche di saltimbanchi, di figure mitologiche e letterarie, di ninfee, di eroine, di cavalli …

Egli incarna un certo eclettismo genuino sempre prodigo di invenzioni, che nascono dai suoi sogni, dai suoi turbamenti, dai sentimenti di leggiadra coscienza ed incoscienza. E’un artista dalla curiosità irrefrenabile e dalla insopprimibile necessità fisiologica della creazione che guarda alla forma sempre come proiezione, anche inconscia, di un’idea o di un bisogno comunicativo e mai come fine a se stessa.

L’andamento neobarocco delle sue figure trova sempre un armonica collocazione spaziale con un ritmo netto o angoloso o rotto o scivolante. Le sculture vengono patinate e colorate in maniera espressionista senza seguire particolari equilibri tonali ma solo mentali in modo tale da configurare  mondi fiabeschi, misteriosi o esoterici. Gli stessi soggetti religiosi fuggono da una certa consuetudine iconica rimanendo sempre sanguigni, sinceri e  carichi di una proponente umanità.

Scarlatella sembra prestare ascolto solo ai suggerimenti interiori, indefiniti e pressanti; e il godimento estetico si potenzia per la progressiva e a volte lenta scoperta di queste interne sollecitazioni che hanno condotto al differente oggettivarsi della ispirazione. La sua immaginazione si identifica con un a priori dello spirito, con quella particolare vibrazione che raccoglie tutto il fascino dell’indistinto per declinarlo nelle diverse progressioni del dettato scultoreo.

Egli si rivela ampliando a se stesso e agli altri la conoscenza oggettiva non discostandosi mai dalla realtà; ma il suo alveo sensoriale lo riconduce a forme che escludono l’arida mimesi: nessun aspetto si cristallizza in una delimitazione passiva o appagante ma offre sempre uno spunto per risalire alle sorgenti; così il coagularsi del dato fantastico o misterioso sulla creta sembra portarci metafisicamente ad una stagione esistenziale. Il risultato è che sotto la “pelle” di una forma “euforica” emerge una pacatezza euritmica che lascia inalterato tutto l’ardore iniziale. C’è, in sostanza, una comunicazione liberatoria che non impedisce all’osservatore di risalire le fasi dell’itinerario emotivo.

Il maestro riesce a dare ritmo e spesso eleganza anche a figure spiritualmente vibranti. Lo aiuta naturalmente il dominio della materia che sembra manipolata senza tecnicismi ma con “gioco” spontaneo. Le sue sculture fanno capire che egli le ha create in uno stato di letizia ebbra, quasi in una sorta di incitazione dionisiaca; esse sono tutto cuore…. attesa di cieli e fremito della terra…

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Massimo Papa
luglio 2014