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Armonie siciliane

Guccione | Morales

Armonie siciliane - Guccione | Morales

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Inaugurazione 3 dicembre 2017 – ore 18,30 

Il Museo Diocesano Caltagirone oltre alla collezione permanente che racconta l’esperienza di fede della Diocesi attraverso pregiati manufatti collocati tra il XV secolo e i nostri giorni – tra cui la pregevole tavola fiaminga del 1400 raffigurante il Trono della Grazia attribuita a Rogier van der Wayden e la statuetta di marmo alabastrino datata 1516 raffigurante la Madonna della Salute di Antonello Gagini, per citarne solo alcuni – negli anni ha organizzato mostre ed eventi manifestando anche la sua vocazione di volano per la promozione delle espressioni artistiche e l’incoraggiamento degli artisti locali e non solo. Dalle acqueforti di Picasso della mostra Picasso e Pan Lusheng organizzata in partenariato col comune di Caltagirone nel 2013, oltre alle mostre di opere appartenenti alle chiese della diocesi, il Museo ha ospitato collezioni private e personali di ceramisti locali, di abiti d’epoca, di fotografie storiche ed eventi legati alla musica, al canto e alla danza. La mostra di Giovanni Iudice Il rumore del mare attualmente in corso ha dato il via al ciclo sulle pratiche artistiche contemporanee, aprendo nuove possibilità di dialogo culturale, non solo con il territorio insulare, ma avendo anche un più ampio respiro. La collaborazione con Giuseppe Iannaccone è stata di grande supporto permettendoci, infatti, di trasferire la mostra presso il nostro museo e integrarla con ulteriori opere di collezionisti siciliani, riscuotendo un notevole successo. Da sempre la Sicilia è stata ricettacolo di molteplici culture che nei secoli si sono integrate tra loro dando vita a quella che è stata definita “sicilitudine”, che condiziona cultura e arte e che ciascun artista esprime a suo modo, mostrando il proprio animo siciliano, spesso tanto semplice nei tratti figurativi quanto complesso e profondo nella sua essenza filosofica. Dare voce a chi non ha voce è la vocazione propria dei simboli e dei segni, comunicazione silente che proprio le opere d’arte sanno dare: il mare, le campagne, gli alberi – parafrasando Giuseppe Iannaccone – sono soggetti spesso utilizzati dagli artisti nell’espressione delle proprie qualità artistiche; ma la capacità di trasmettere “l’armonia dell’invisibile” in modo metafisico, profondamente intimo, parlando del “desiderio di isolamento mentale per apprezzare i valori della vita” è propria di uno dei maggiori artisti italiani viventi, figlio di questa terra di Sicilia. Il Museo intende pertanto arricchire la sua offerta culturale e artistica pregiandosi di esporre i capolavori del Maestro siciliano Piero Guccione, in continuità con quanto iniziato in occasione della mostra di Iudice e affiancare un giovane artista della ceramica di Caltagirone. Anche in questo caso, puntando sulla qualità dell’offerta culturale, stiamo collaborando con la Collezione Giuseppe Iannaccone e con il Presidente della Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito, per la realizzazione della mostra in Sicilia, già esposta a Castellabate in occasione del premio Pio Alferano 2017. La mostra, che accoglierà con ogni probabilità anche altre opere importanti provenienti dal territorio nazionale, avrà la direzione artistica di Don Fabio Raimondi direttore del Museo Diocesano e sarà curata dell’Avv. Giuseppe Iannaccone. La collaborazione con Santino Carta, Presidente della Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito, nasce inoltre dal desiderio di poter conferire il meritato premio a Piero Guccione personalmente  o quantomeno poterlo consegnare tramite la moglie Sonia Alvarez e di poter costruire un percorso armonioso con la Fondazione, che si occupa di ricerca di giovani artisti e di consacrarne di storici a volte dimenticati, il tutto affidato la curatela delle mostre a giovani curatori sconosciuti nel panorama internazionale o a professionisti, come nel caso di Giuseppe Iannaccone o Giampaolo Cagnin, che seppur svolgendo altre professioni, riescono a trasmettere con sincerità la loro passione. Il progetto scientifico non mira a esporre opere d’arte esclusivamente per puro senso estetico, ma vuole decifrare il messaggio che proviene dal creato, stimolare la domanda di senso per entrare in profonda relazione con la vita, qui e adesso. In altre parole vuole cercare di cogliere l’anima dell’artista attraverso le sovrapposizioni di colore; andare oltre l’orizzonte segnato da una pennellata decisa, per scoprire quanta vita si nasconda in ciascuna opera d’arte, di quanta sicilitudine insomma siano colme le tele di Guccione e le giovani sculture di Nicolò Morales.